Dieta chetogenica – domande frequenti

Dieta chetogenica – domande frequenti

Continuiamo a parlare e dare delle risposte ad alcune delle domande più frequenti relative ad una delle più funzionali diete ad oggi riscontrate; la dieta chetogenica. Si tratta di un regime alimentare che implica una drastica riduzione dell’assunzione di carboidrati, i quali vengono sostituiti dai grassi. Bruciando i grassi, l’organismo entra in uno stato metabolico chiamato  chetosi, il quale gli permette di produrre piccole molecole di carburante, alternativo al glucosio, chiamate chetoni.

Moltissimi studi hanno dimostrato che questo tipo di dieta può essere molto utile per sia perdere peso che per migliorare notevolmente la salute e produrre benefici contro diverse, più o meno gravi, patologie, come ad esempio il Morbo di Alzheimer, il Parkinson, la Sclerosi multipla, l’epilessia, il diabete ed il cancro al cervello.

 

Dieta chetogenica - domande frequenti

 

Ed ecco le risposte ad alcune delle più frequenti domande e dubbi più comuni di chi inizia a seguire una dieta chetogenica:

Ho sentito che la chetosi può essere estremamente pericolosa. È vero?

Le persone spesso confondono la chetosi con la chetoacidosi.

Mentre la chetoacidosi è una grave condizione causata da diabete incontrollato, la chetosi è uno stato metabolico naturale che subentra nel momento in cui l’organismo entra in deficit di glucosio, causando la liberazione di grasso dalle cellule adipose, il quale viene trasformato in chetoni; la fonte energetica alternativa al glucosio.

Quale è il modo più veloce per entrare in chetosi?

Il modo più veloce e sicuro per entrare in chetosi, una volta adottata la dieta chetogenica, è il digiuno abbinato ad una moderata attività fisica. La quantità delle ore di digiuno è direttamente correlata alla quantità di movimento e di esercizio fisico abitualmente svolto dall’individuo.

Come faccio a capire quando sono in chetosi?

Uno dei segnali più riconoscibili della chetosi è l’alitosi; un tipico sapore dolciastro e secco nella bocca, che non viene attenuato bevendo. L’effetto di alitosi è causato dall’acetone, un sottoprodotto del metabolismo dei grassi nel processo della chetosi, del quale il corpo in parte si libera anche attraverso il respiro. Più è pronunciata la secchezza ed il sapore dolciastro e più alti sono i valori dei chetoni nel sangue. Per la maggior parte delle persone alitosi andrà via a distanza di pochi giorni.

Come posso controllare il grado della chetosi?

Il metodo più semplice è attraverso le apposite strisce reattive con le urine, le quali danno una indicazione abbastanza fedele dello stato di chetosi e della concentrazione di chetoni. Sono facilmente reperibili nelle farmacie oppure nei negozi on-line.

Dieta chetogenica - domande frequenti

 

La striscia reattiva, una volta immersa nell’urina, mostrerà un determinato grado di colorazione, il quale corrisponde ad un determinato valore dei chetoni presenti nel liquido.

Si può ritenere in chetosi se il valore dei chetoni supera 0,5 mmol/l, mentre da 1,5 a 3,0 parliamo di livello di chetosi ideale.

Superare il 3,0 mmol/l potrebbe essere in alcuni casi dannoso per l’organismo.

 

Devo contare le calorie che assumo quotidianamente?

No. Sopratutto all’inizio è importante evitare di limitare troppo le calorie. Di solito, una dieta chetogenica provoca perdita di peso senza intenzionale restrizione calorica. In altre parole, è possibile mangiare fino alla sazietà, ma scegliendo solo ed esclusivamente i cibi giusti. Inoltre, qualche giorno ad alto contenuto calorico, ricavato prevalentemente dai grassi “sani”, programmato di tanto in tanto, può essere molto benefico per l’organismo.

 

Dieta chetogenica - domande frequenti

 

Ci sono dei possibili effetti collaterali quando si adotta una dieta chetogenica?

Si, all’inizio della chetosi può capitare di riscontrare una serie di disturbi, i quali di fatto assomigliano ai sintomi della classica influenza, comunemente chiamati la “cheto-influenza”, causati dal basso contenuto di carboidrati nella dieta, che provoca una sorta di astinenza.

La cheto-influenza può includere il mal di testa, affaticamento, scarsa energia e difficoltà di concentrazione, aumento della fame, problemi di sonno, nausea e riduzione della forza fisica durante gli allenamenti.

Per ridurre al minimo questi effetti iniziali, è consigliabile iniziare la dieta riducendo gradualmente i carboidrati, per permettere al corpo di adattarsi ad un quantitativo sempre minore di glucosio. Riducendo i carboidrati in modo graduale, si arriverà alla chetosi senza che il fisico ne abbia particolarmente risentito del cambiamento.

 

Ho iniziato la dieta da poco ed a volte soffro di tachicardia. E’ pericoloso?

Durante le prime settimane dall’inizio della dieta, come effetto collaterale della chetosi, si può verificare un aumento della frequenza cardiaca.

Si tratta di un sintomo piuttosto comune, dovuto ad una generale disidratazione causata da sempre inferiore presenza del glicogeno nei tessuti.

Per limitare l’innalzamento della frequenza cardiaca, la quale comunque si dovrebbe normalizzare nel breve tempo, è sicuramente una buona regola bere almeno due litri d’acqua al giorno e, soprattutto inizialmente, aumentare la quantità del sale nella dieta.

 

Dieta chetogenica - domande frequenti

Sto facendo la dieta e spesso soffro di crampi alle gambe. Perché succede e cosa posso fare?

I crampi alle gambe nella chetosi sono generalmente collegati alla disidratazione e alla perdita di minerali. Sebbene di solito siano un problema minore, non sono mai piacevoli e possono essere piuttosto dolorosi.

Per migliorare la situazione dovresti aumentare il consumo di acqua e di sali minerali, ed in particolar modo di magnesio e potassio.

 

Durante la dieta devo assumere particolari integratori?

La dieta chetogenica può modificare l’equilibrio idrico e minerale del corpo, e pertanto sarebbe utile aggiungere nella dieta più sale o specifici integratori dei minerali, ed in particolare potassio e magnesio, facendo attenzione a non assumere preparati con aggiunta di zuccheri o dolcificanti, spesso presenti nei sciroppi, bustine o pastiglie effervescenti.

 

A parte il periodo di adattamento, avrò una riduzione di energia e di forza?

Assolutamente no. Anzi, l’organismo non viene  appesantito dalla lenta digestione dei carboidrati e quindi si riposa meglio e recupera più velocemente le forze.

 

Dieta chetogenica. Perderò il tono muscolare?

Esiste il rischio di perdere il tono muscolare durante qualsiasi dieta, ma adottando un menu arricchito di sufficienti quantità di proteine, oltre allo regolare svolgimento dell’attività fisica, il problema viene facilmente superato.

 

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Dieta chetogenica. Quante proteine ​​posso mangiare?

Numerosi studi hanno dimostrato che la conservazione della massa muscolare e delle prestazioni fisiche è massimizzata con un apporto proteico di 0.8 grammi, nel caso di un soggetto prevalentemente sedentario, fino ad arrivare a 1,7 grammi per una persona particolarmente attiva, per ogni chilogrammo di massa magra, la quale corrisponde approssimativamente al peso ideale.

In altre parole, un soggetto che conduce una vita sedentaria e il cui massa magra (peso ideale) corrisponde a 80 kg, dovrebbe assumere giornalmente circa 64 grammi di proteine, mentre un atleta che regolarmente svolge l’attività fisica con stessa quantità di massa magra ne dovrà assumere circa 136 grammi.

 

Dieta chetogenica. Perché a volte mi sento costantemente stanco, debole o affaticato?

Potresti non essere in piena chetosi oppure stai utilizzando grassi e chetoni in modo non efficiente. Per contrastare questo, riduci ulteriormente, in via temporanea, l’assunzione di carboidrati oppure alterna la dieta con il digiuno. In questo caso ti potrebbe sicuramente aiutare un supplemento come l’olio di cocco MCT.  

L’olio di cocco fornisce energia ed aiuta ad aumentare i livelli di chetoni grazie al contenuto di acidi grassi a catena media chiamati MCT, i quali hanno la particolarità di venire assorbiti molto rapidamente e portati direttamente nel fegato, dove possono essere velocemente convertiti in chetoni, contribuendo notevolmente al aumento del livello della chetosi.

 

Una volta iniziata la dieta chetogenica ho problemi di diarrea o di costipazione. Cosa posso fare?

Uno degli effetti collaterali più frequenti, una volta entrati in chetosi, potrebbe essere un periodo di stitichezza molto pronunciato.

In questa fase spesso i liquidi non vengono trattenuti dalle feci, le quali di conseguenza risultano molto dure e difficili da espellere.

In questo caso va necessariamente adottata l’integrazione di crusca (faccendo attenzione al rapporto carboidrati/fibre) nella misura di 2 cucchiai al dì, aggiunta al kefir o al yogurt, oltre ad una maggiore assunzione delle verdure ricche di fibre.

Un altro rimedio è quello di mangiare 3-4 prugne secche, tenute per circa 12 ore a bagno nell’acqua, meglio se minerale, per poi bere la stessa acqua.

Il top sarebbe quello di assumere l’inulina al posto della crusca; non interviene nel processo digestivo  e non viene assorbita a livello intestinale e aiuta l’intestino ad assorbire composti minerali come calcio e magnesio. Inoltre, essendo 90% fibra, non crea problemi al mantenimento della chetosi. Le dosi di inulina consigliate sono dai 3-10 grammi al giorno. La troviamo nella maggior parte dei tuberi, come anche sotto forma di polvere o di tavolette in vendita tra i farmaci da banco.

Nei casi più importanti di stitichezza è bene aiutarsi con supposte di glicerina o clisteri di acqua calda. E’ importante evitare purghe per via orale poiché alterano il metabolismo e non permettono all’organismo di assorbire i nutrienti necessari dall’intestino.

Al contrario, alcune persone inizialmente possono essere colpite da diarrea, ma è molto meno comune.

 

Perché ora la mia urina ha un odore strano, quasi fruttato?

Non allarmarti. Ciò è semplicemente dovuto all’escrezione di sottoprodotti creati durante la chetosi attraverso le urine.

 

Come posso attenuare il fiato pesante e sapore dolciastro da acetone in bocca?

Potresti provare a bere dell’acqua aromatizzata in modo naturale allo zenzero e menta, oppure del caffè rigorosamente  senza zucchero. Nel caso di estremo bisogno potresti  ricorrere alla gomma senza zucchero e dolcificanti aggiunti, ma per regola sarebbe meglio evitarla.

Se per qualche giorno esco dalla chetosi è facile rientrarci?

Una volta che si esce dallo stato di chetosi, l’organismo si adatta e ritornarci risulta più difficoltoso; richiede più impegno, più attività fisica e più ore di digiuno, oltre alla necessità di limitare, in via temporanea, le porzioni dei pasti.

 

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Per quanto tempo devo rimanere in chetosi?

Dipende. Questo stato metabolico permette grandi risultati dal punto di vista sia della riduzione di peso, che dal punto di vista della rigenerazione e salute generale e nella cura di particolari terapie, e pertanto il periodo dipende soprattutto dagli obbiettivi e risultati raggiunti.

Ed, una volta che ho raggiunto l’obbiettivo, cosa faccio?

Una volta raggiunto il peso desiderato, inizialmente può essere consigliabile alternare settimanalmente la dieta cheto con la dieta “low carb” (a basso contenuto di carboidrati), per poi passare completamente ad una dieta “low carb” di mantenimento,  fino a quando i valori nel sangue, come glicemia e trigliceridi, vengano del tutto stabilizzati. A quel punto, se lo si desidera, si può tornare alla dieta normale.

Nel caso di obbiettivi diversi dalla mera riduzione del peso, come nel caso della cura delle particolari patologie, vanno stabilite le regole di mantenimento in accordo con il proprio medico.

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leggi anche il nostro articolo :

8 consigli pratici per entrare in chetosi

1.Digiuno

2. Attività fisica

3. Pochissimi carboidrati

4. Grassi buoni

5. Moderare le proteine

6. Olio di cocco

7. Misurare i chetoni

8. Inizia la giornata con un caffè

 

 

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Dieta chetogenica

Dieta chetogenica

 

La dieta chetogenica è una dieta povera di carboidrati e ricca di grassi ed offre molti benefici per la salute.

In effetti, moltissimi studi dimostrano che questo tipo di dieta può essere molto utile per  perdere peso ed anche migliorare notevolmente la salute. Infatti, è stato riscontrato che le diete chetogeniche possono produrre benefici contro diverse, più o meno gravi, patologie, come ad esempio il Morbo di Alzheimer, il Parkinson, la Sclerosi multipla, l’epilessia, il diabete e il cancro al cervello.

 

Che cos’è una dieta chetogenica?

 

La dieta chetogenica è una dieta che implica una drastica riduzione dell’assunzione di carboidrati, i quali vanno sostituiti da grassi.

Questa riduzione dei carboidrati mette il corpo in uno stato metabolico chiamato chetosi, che gli permette di produrre piccole molecole di carburante chiamate chetoni.

La produzione di chetoni inizia nel momento in cui vengono introdotti nell’organismo pochissimi carboidrati e solo quantità moderate di proteine​, dal momento che l’eccesso di proteine nel sangue ​​può altrettanto essere convertito in zucchero. Vengono prodotti dal fegato e formano una fonte di carburante alternativa per il corpo, la quale viene utilizzata nel momento in cui il glucosio (zucchero) inizia a scarseggiare.

Con una dieta chetogenica tutto il corpo per funzionare attinge all’energia principalmente dai grassi, bruciandoli, con la conseguente perdita di peso.

Per raggiungere uno stato di chetosi non sempre è sufficiente evitare di assumere i carboidrati, ma può richiedere un po’ di impegno e di pianificazione. Il fattore primario, responsabile della maggiore o minore difficoltà per entrare in questo stato metabolico, è l’esercizio fisico; la sedentarietà rende la chetosi più difficilmente raggiungibile e pertanto necessariamente richiede una serie di ulteriori accorgimenti, tra cui il più importante è il digiuno. La quantità delle ore di digiuno sono direttamente correlate allo stile di vita e sopratutto al tipo e quantità di esercizio fisico che viene praticato. Per approfondire l’argomento ti consiglio di consultare l’articolo 8 consigli pratici per entrare in chetosi.

 

In ogni caso il modo più veloce per entrare in chetosi è il digiuno; ideale sarebbe iniziare evitando il cibo per almeno 24 ore, ma a volte sono sufficienti già 12 per iniziare a godere di primi effetti della chetosi.

 

Come è possibile verificare lo stato ed il grado della chetosi

 

Il metodo più semplice per verificare lo stato ed il grado della chetosi è attraverso le urine. A questo scopo è utile procurarsi le apposite strisce reattive per la chetosi, solitamente vendute dalle farmacie oppure facilmente reperibili nei negozi on-line.

 

Dieta chetogenica by LKF

Strisce reattive alla chetosi

 

La striscia reattiva, una volta immersa nell’urina, mostrerà un determinato grado di colorazione, il quale corrisponde ad un determinato valore dei chetoni presenti nel liquido.

Si può ritenere in chetosi se il valore dei chetoni supera 0,5 mmol/l.

Da 0,5 a 1,5 parliamo di chetosi lieve.

Da 1,5 a 3,0 parliamo di livello di chetosi ideale.

Superando il 3,0 mmol/l, oltre a non produrre un maggiore beneficio, potrebbe essere in alcuni casi dannoso per l’organismo e pertanto è importante mantenere il livello al di sotto dei 3,0 mmol/l.

 

Oltre alla perdita di peso ci sono anche altri vantaggi meno ovvi derivanti da una dieta chetogenica, come ad esempio forti riduzioni della glicemia e dei livelli di insulina, minore sensazione di fame ed una uniforme fornitura di energia, la quale aiuta la vigilanza e la concentrazione.

 

Diversi tipi di diete chetogeniche

 

Esistono diverse versioni della dieta chetogenica, ma noi ne elencheremo le più comuni;

 

  • Dieta chetogenica standard: dieta a basso contenuto di carboidrati, proteine ​​moderate e ad alto contenuto di grassi. In genere mantiene un rapporto di 75% di grassi, 20% di proteine ​​e solo il 5% di carboidrati.
  • Dieta chetogenica ad alto contenuto proteico: è simile a una dieta chetogenica standard, ma include maggiori quantità di proteine. Il rapporto è approssimativamente 60% di grassi, 35% di proteine ​​e 5% di carboidrati.
  • Dieta chetogenica mirata: questa dieta consente di aggiungere un maggiore quantitativo di carboidrati nel caso di particolari sforzi da allenamento.
  • Dieta chetogenica ciclica: questa dieta prevede periodi di alternanza tra periodi di restrizione e reinserimento di carboidrati, come ad esempio 5 giorni di chetosi seguiti da 2 giorni di inclusione dei carboidrati.

 

Tuttavia, solo la dieta chetogeniche standard è la più studiata e consigliata. Le diete chetogeniche cicliche o mirate sono utilizzate principalmente da culturisti o atleti.

Inoltre, lo stato di chetosi è possibile raggiungere sia seguendo una classica dieta chetogenica onnivora, che quella vegetariana e la più estrema vegana, delle quali parlerò in seguito.

Le informazioni contenute in questo articolo si applicano principalmente alla dieta chetogenica onnivora standard.

 

I benefici per la salute dalla dieta chetogenica

 

La dieta chetogenica inizialmente nasce come uno strumento per il trattamento di malattie neurologiche, come ad esempio l’epilessia.

Col tempo vari studi hanno dimostrato che questo tipo di dieta può avere benefici per diverse patologie e condizioni di salute, in particolare per le malattie metaboliche, neurologiche o legate all’insulina, tra cui;

 

  • Malattie cardiache: la dieta chetogenica può diminuirne i fattori di rischio dovuti al grasso corporeo, livelli di colesterolo HDL, pressione sanguigna e zucchero nel sangue.
  • Cancro: la dieta ha mostrato notevoli benefici nel trattamento di diversi tipi di tumori, ed in particolare del tumore al cervello.
  • Morbo di Alzheimer: la dieta cheto può ridurre i sintomi del morbo di Alzheimer,  rallentarne la progressione ed, in alcuni casi portare alla regressione.
  • Epilessia: la ricerca ha dimostrato che la dieta chetogenica può notevolmente diminuire le convulsioni nei bambini epilettici.
  • Morbo di Parkinson: diversi studi evidenziano il miglioramento dei sintomi del morbo di Parkinson.
  • Sindrome dell’ovaio policistico: la dieta chetogenica riduce i livelli di insulina, che possono svolgere un ruolo chiave nella sindrome dell’ovaio policistico.
  • Lesioni cerebrali: la dieta chetogenica può contribuire al recupero dopo una lesione cerebrale.
  • Acne: abbassare i livelli di insulina e mangiare meno zucchero o cibi trasformati può aiutare nel caso di acne.

 

Le diete chetogeniche fanno perdere peso più facilmente

 

Una dieta chetogenica può aiutare a perdere molto più peso rispetto ad una dieta a basso contenuto di grassi, spesso raccomandata dai medici e dietologi. Questo accade innanzitutto per una notevole riduzione della sensazione di fame, poiché la dieta è molto ricca e spesso non richiede alcun conteggio delle calorie.

Durante uno studio americano, le persone che hanno seguito una dieta chetogenica hanno perso 2,2 volte più peso rispetto a coloro che hanno seguito una dieta a basso contenuto di grassi. Un altro studio svolto in Inghilterra ha evidenziato una perdita di perso 3 volte maggiore nel coloro che hanno adottato una dieta chetogenica, rispetto agli coloro che hanno seguito la dieta raccomandata da Diabetes UK. Inoltre è stato riscontrato anche un notevole miglioramento di livelli del colesterolo e degli trigliceridi nel sangue.

Inoltre, l’aumento dei chetoni, i livelli più bassi di zucchero nel sangue e una migliore sensibilità all’insulina svolgono un ruolo chiave nella riduzione dei fattori di rischio di diverse malattie.

 

Diete chetogeniche nei casi di diabete o prediabete

 

Il diabete è caratterizzato da alterazioni del metabolismo, glicemia alta e ridotta funzionalità dell’insulina. La facoltà della dieta chetogenica di ridurre l’eccesso di grasso corporeo, il quale è strettamente legato al prediabete, al diabete di tipo 2 e alla sindrome metabolica, apporta notevoli benefici nel trattamento di queste patologie.

Infatti, uno studio ha scoperto che la dieta chetogenica ha migliorato la sensibilità all’insulina in ben 75% dei partecipanti.

Un altro studio condotto su persone con diabete di tipo 2 ha evidenziato che conseguentemente il 95% dei partecipanti è stato in grado di ridurre il dosaggio dei farmaci per il diabete, mentre 7 di loro hanno potuto interrompere del tutto le cure.

 

Come è composta una dieta chetogenica

 

In una dieta chetogenica qualsiasi alimento ricco di carboidrati dovrebbe essere limitato.  Per raggiungere lo stato di chetosi dovrai mantenere l’assunzione di carboidrati netti* non oltre i 50 grammi al giorno, anche se i risultati ideali si ottengono sotto i 20 grammi.

La maggior parte della dieta si basa su alimenti come carne, pesce, uova, burro, noci, oli sani, avocado e molte verdure a basso contenuto di carboidrati.

 

*   Per calcolare la quantità di carboidrati netti presenti in un alimento bisogna sottrarre dal valore indicato di carboidrati la quantità di fibre. Ad esempio; se sulla confezione di un prodotto viene indicato un valore di 15g di carboidrati e 7g di fibre, la quantità di carboidrati netti sarà di 8g per 100 g di prodotto.

 

Di seguito troverai un elenco di alimenti permessi e quelli che devono essere ridotti o eliminati con una dieta chetogenica.

 

Alimenti da inserire:

 

  • Verdure a basso contenuto di carboidrati: la maggior parte delle verdure verdi, pomodori, cipolle, peperoni, ecc.
  • Avocado: consumato fresco o guacamole appena fatto.
  • Noci e semi: mandorle, noci, semi di lino, semi di zucca, semi di chia, ecc.
  • Oli sani: olio extra vergine di oliva, olio di cocco e olio di avocado.
  • Condimenti: puoi usare sale, pepe e varie erbe e spezie salutari.
  • Pesci grassi: come salmone, trota e sgombro.
  • Uova: preferibilmente da galline allevate all’aperto.
  • Burro e panna: se possibile, provenienti da animali da pascolo.
  • Formaggio: possibilmente non processato (ricotta di pecora, mucca o capra, primo sale o mozzarella).
  • Carne: pollo, tacchino, prosciutto, salsicce, pancetta, carne rossa…

 

Alimenti da evitare:

 

  • Zucchero e alimenti che lo contengono: dolci, gelati, caramelle, frullati, succhi di frutta, bibite gassate, etc.
  • Cereali e amidi: prodotti a base di farina, grano, cereali, mais, riso, pasta, etc.
  • Frutta: tutta la frutta, tranne piccole porzioni di bacche come mirtilli, lamponi, more o fragole.
  • Fagioli o legumi: fagioli, ceci, lenticchie, piselli, etc.
  • Radici e tuberi: patate, patate dolci, carote, rape etc.
  • Grassi malsani: limitare l’assunzione di oli vegetali trasformati, margarina, etc.
  • Alcuni condimenti o salse: spesso contengono zucchero e grassi malsani.
  • Alcol: molte bevande alcoliche contengono i carboidrati.
  • Prodotti a basso contenuto di grassi o dietetici: solitamente sono altamente processati e spesso contengono i carboidrati.
  • Alimenti senza zucchero: sono spesso ricchi di dolcificanti alternativi allo zucchero da tavola, oltre ad essere altamente processati.

 

Effetti collaterali iniziali e come superarli

 

Sebbene la dieta chetogenica sia sicura per le persone sane, ci possono essere alcuni effetti collaterali durante il periodo iniziale di adattamento, spesso indicato come cheto-influenza, solitamente si risolve entro pochi giorni. A tutto questo si aggiunge un forte senso di sete continuo, e una sensazione di secchezza delle fauci.

Cheto-influenza include scarsa energia e difficoltà di concentrazione, aumento della fame, problemi di sonno, nausea e riduzione della forza fisica durante gli allenamenti.

Per ridurre al minimo gli effetti iniziali, è consigliabile iniziare con una dieta a basso contenuto di carboidrati, per permettere al corpo di adattarsi ad un quantitativo sempre minore di glucosio. Riducendo i carboidrati in modo graduale, si arriverà alla chetosi senza che il fisico ne abbia particolarmente risentito del cambiamento.

La dieta chetogenica può anche modificare l’equilibrio idrico e minerale del corpo, quindi potrebbe verificarsi utile aggiungere nella dieta più sale o specifici integratori di minerali, ed in particolare potassio e magnesio.

Almeno all’inizio è importante evitare di limitare troppo le calorie. Di solito, una dieta chetogenica provoca perdita di peso senza intenzionale restrizione calorica. In altre parole, è possibile mangiare fino alla sazietà, ma scegliendo solo i cibi giusti.

 

Supplementi per una dieta chetogenica

 

Sebbene solitamente la dieta cheto, essendo particolarmente ricca di vitamine e grassi sani, non necessita di integratori, in alcuni casi possono essere utili seguenti elementi:

  • Olio MCT: Olio MCT aggiunto a bevande o yogurt, l’olio MTC (un olio costituito da uno o più acidi grassi a catena media) fornisce energia e aiuta ad aumentare i livelli di chetoni.
  • Chetoni esogeni: questo integratore può aiutare ad aumentare i livelli di chetoni nel corpo.
  • Caffeina: può contribuire all’energia, perdita di grasso e prestazioni.

 

Una dieta chetogenica è ottima, ma non è adatta a tutti

 

Una dieta chetogenica può essere ottima per le persone in sovrappeso, diabetiche o che desiderano migliorare la propria salute metabolica o altre patologie precedentemente indicate.

Allo stesso tempo potrebbe essere meno adatta per atleti, o per coloro che desiderano aggiungere grandi quantità di muscoli o peso.

E, come con qualsiasi dieta, funzionerà solo se si è coerenti e ci si attiene a lungo termine.

Detto questo, poche cose sono altrettanto dimostrate nell’ambito della nutrizione come i potenti benefici per la salute e per la perdita di peso da una dieta chetogenica.

 

Per aiutarti a iniziare, di seguito troverai un esempio di piano di dieta chetogenica onnivora per una settimana.

 

I studi e le ricerche citate nel testo provengono dalle fonti attendibili presenti nel sito www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed

 

Foto di zuzyusa da Pixabay

 

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15 gravi patologie che traggono benefici da una dieta chetogenica

15 gravi patologie che traggono benefici da una dieta chetogenica

Nella sua forma più semplice, la dieta chetogenica è una dieta basata prevalentemente sul consumo di alimenti di origine vegetale ed a basso contenuto di carboidrati, moderate quantità di proteine ​​e di grassi sani.

La chetosi è il sintomo di un alterato metabolismo degli acidi grassi, dovuto alla formazione dei corpi chetonici, la quale normalmente si manifesta dopo un prolungato digiuno e una dieta priva di carboidrati alimentari. Induce il corpo a bruciare i grassi anziché i carboidrati per produrre energia necessaria al proprio sostentamento.

Le diete chetogeniche, ricche di grassi e povere di carboidrati, vengono prese in considerazione per diversi disturbi a causa dei loro effetti benefici sulla salute metabolica e sul sistema nervoso.

Per quanto riguarda il cancro e diverse altre malattie gravi in ​​questo elenco, la dieta chetogenica dovrebbe essere intrapresa solo sotto la supervisione di un medico o di un operatore sanitario qualificato.

Tuttavia, il potenziale delle diete chetogeniche per migliorare la salute è molto promettente.

 

Ecco 15 gravi patologie che possono beneficiare di una dieta chetogenica:

 

  1. Morbo di Alzheimer

Le cause del Morbo di Alzheimer non sono ancora ben comprese. La ricerca finora svolta ha individuato che la malattia è strettamente associata ad aumento delle placche amiloidi e degli ammassi neurofibrillari nel cervello e ad una forte diminuzione dei neurotrasmettitori, riducendo la trasmissione degli impulsi nervosi tra neuroni, con conseguente atrofia progressiva degli stessi e del cervello nel suo complesso, compromettendo la capacità di memoria.

È interessante notare che la malattia di Alzheimer sembra condividere le caratteristiche sia dell’epilessia che del diabete di tipo 2: convulsioni, incapacità del cervello di usare correttamente il glucosio e infiammazione legata all’insulino-resistenza.

I studi hanno portato alla luce la scoperta che dimostra che i neuroni, inattivi a causa della progressiva atrofizzazione cerebrale, possono essere riattivati ​​grazie ai chetoni, un tipo di grasso prodotto nel corpo conseguentemente alla chetosi, i quali consentono a queste cellule cerebrali di riguadagnare la loro funzione.

Adottando la dieta chetogenica si è verificato un netto miglioramento per quanto riguarda i sintomi della malattia, ed in modo particolare aggiungendo l’integrazione con esteri di chetoni oppure con olio MCT (un olio costituito da uno o più acidi grassi a catena media) per aumentare i livelli della chetosi.

 

  1. Morbo di Parkinson

Il Morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa, caratterizzata da tipici sintomi motori come tremore, rigidità e difficoltà di movimento, causata dalla morte delle cellule celebrali nella parte ventrale del mesencefalo, responsabili di rilascio della dopamina.

La dieta chetogenica, a causa degli effetti protettivi che producono i chetoni sul cervello e sul sistema nervoso, ha mostrato risultati promettenti nel miglioramento dei sintomi del morbo di Parkinson, sia negli studi sugli animali che sull’uomo. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche e studi controllati.

In uno studio non controllato sette persone con MdP hanno seguito una dieta chetogenica classica. Dopo 4 settimane, cinque di essi hanno registrato in media un miglioramento dei sintomi del 43%.

 

  1. Sclerosi multipla

La sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune cronica che colpisce il sistema nervoso centrale, dove le stesse difese immunitarie vanno a danneggiare la guaina mielinica che ricopre gli assiomi, i nervi che trasmettono i segnali elettrici dal cervello, causando problemi di comunicazione tra cervello e corpo. I sintomi includono intorpidimento e problemi di equilibrio, movimento, visione e memoria, e col tempo possono portare alla disabilità fisica e cognitiva.

Le ricerche hanno mostrato che la dieta chetogenica ha la capacità di ridurre le infiammazioni nell’organismo. Nel caso della SM la riduzione dello stato di infiammazione ha portato notevoli miglioramenti nella memoria, nell’apprendimento e nella funzione fisica.

Come con altri disturbi del sistema nervoso, la SM sembra ridurre la capacità delle cellule ad utilizzare lo zucchero come fonte energetica. Pertanto è stato preso in esame il potenziale della dieta chetogenica nel favorire la produzione di energia e la riparazione cellulare nei pazienti con SM.

Inoltre, un recente studio controllato su 48 persone con SM ha riscontrato miglioramenti significativi nella qualità di vita, oltre alla riduzione dei livelli di colesterolo e di trigliceridi negli individui che hanno seguito una dieta chetogenica o hanno digiunato per diversi giorni.

 

  1. Epilessia

L’epilessia è una malattia del sistema nervoso centrale che provoca convulsioni e talvolta la perdita di coscienza a causa di interruzione o eccessiva attività cerebrale.

Di farmaci antiepilettici oramai ce ne sono diversi in commercio. Tuttavia, non sempre sono utili dal momento che diverse persone non rispondono in maniera positiva a questi farmaci o non possono tollerare i loro effetti collaterali.

La dieta chetogenica ha dimostrato di ridurre sia la frequenza che e la gravità delle crisi in molti bambini e adulti con epilessia, i quali non rispondono bene alla terapia farmacologica.

Di tutte le condizioni che possono beneficiare di una dieta chetogenica, l’epilessia ha di gran lunga il maggior numero di prove a supporto. In effetti, ci sono moltissimi studi sull’argomento.

La ricerca mostra che le convulsioni in genere migliorano in circa il 50% dei pazienti con epilessia che seguono la classica dieta chetogenica. Questa è anche conosciuta come dieta chetogenica 4:1 perché fornisce all’organismo 4 volte più grassi rispetto alle proteine ​​e carboidrati.

La dieta chetogenica, oltre a controllare e ridurre le crisi, migliora la funzionalità del cervello.

Ad esempio, esaminando l’attività cerebrale di diversi bambini con epilessia, nel 65% di quelli che seguono una dieta chetogenica sono stati riscontrati dei miglioramenti nei vari schemi cerebrali, indipendentemente dal fatto che abbiano avuto o meno le convulsioni.

 

  1. Autismo

Il disturbo dello spettro autistico (DSA) si riferisce a una condizione caratterizzata da problemi di comunicazione verbale e non verbale, interazione sociale, ristrettezza di interessi e, in alcuni casi, comportamenti ripetitivi. Di solito viene diagnosticato durante l’infanzia sulla base degli caratteristici sintomi, nonostante le cause siano ancora sconosciute o comunque scientificamente non dimostrate.

L’autismo condivide alcune funzionalità con l’epilessia e molte persone con autismo sperimentano convulsioni legate all’eccessiva eccitazione delle cellule cerebrali.

Gli studi dimostrano che le diete chetogeniche riducono la sovrastimolazione delle cellule cerebrali

Uno studio pilota effettuato su 30 bambini affetti da autismo ha rilevato che 18 di loro hanno mostrato un miglioramento dei sintomi dopo aver seguito una dieta chetogenica ciclica per 6 mesi.

In un altro caso studiato, una ragazza con autismo che ha seguito per diversi anni una dieta chetogenica, priva di glutine e di latticini, ha registrato notevoli miglioramenti; dalla risoluzione dell’obesità patologica fino ad un aumento di 70 punti del QI.

 

  1. Obesità

Quando parliamo di obesità ci riferiamo ad una condizione di eccessivo accumulo di grasso corporeo, dove l’indice di massa corporea (IMC) supera i 30 kg/mq, producendo gli effetti negativi per la salute ed una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita.

Molteplici studi ed esperienze personali di oramai molte persone hanno scoperto che la dieta chetogenica è molto efficace per la perdita di peso anche nei casi di grave obesità. Ciò è in gran parte dovuto a suo potente effetto di soppressione dell’appetito.

Si è potuto osservare che le diete chetogeniche a basso contenuto di carboidrati sono spesso molto più efficaci per la perdita di peso rispetto alle diete ipocaloriche o a basso contenuto di grassi.

In uno studio durato 24 settimane, gli uomini che hanno seguito una dieta chetogenica hanno perso il doppio del grasso rispetto agli uomini che hanno seguito una dieta povera di grassi. Inoltre, i trigliceridi del gruppo chetogenico sono diminuiti in modo significativo e il loro colesterolo HDL (“buono”) è aumentato. Il gruppo a basso contenuto di grassi invece ha mostrato un calo minore dei trigliceridi e una riduzione del colesterolo HDL.

Uno dei principali motivi per cui le diete chetogeniche funzionano così bene per la perdita di peso è una graduale, ma significativa riduzione dell’appetito. In altre parole, le diete chetogeniche a basso contenuto di carboidrati aiutano le persone a sentirsi meno affamate rispetto alle diete ipocaloriche.

Anche senza notevoli riduzioni delle quantità di cibo consentito, le persone che seguono una dieta chetogenica generalmente finiscono per mangiare meno calorie a causa dell’effetto di chetosi che sopprime l’appetito .

In uno studio su due gruppi di uomini obesi, uno che seguiva la dieta chetogenica senza moderazione calorica e l’altro una dieta a basso quantitativo di carboidrati, i pazienti del gruppo chetogenico avevano una fame significativamente inferiore, assumevano meno calorie e perdevano il 31% in più di peso rispetto al gruppo con carboidrati moderati.

 

  1. Diabete

Il diabete è una malattia di tipo cronico, caratterizzata da un’eccessiva concentrazione di glucosio nel sangue, causata da una carenza di insulina, l’ormone che regola la quantità di glucosio nel sangue e ne stimola l’assunzione nelle cellule muscolari ed adipose.

Vi sono diversi tipi di diabete, tra i quali possiamo distinguere diabete mellito di tipo 1 e 2, gestazionale ed insipido.

Diversi studi finora effettuati mostrano che le persone affette da diabete mellito, sia di tipo 1 che 2, una volta introdotta dieta chetogenica sperimentano impressionanti riduzioni dei livelli di glucosio nel sangue.

Ad esempio, durante uno studio durato 16 settimane, seguendo una dieta chetogenica, ben 17 persone su 21 sono state in grado di ridurre o addirittura interrompere il dosaggio dei farmaci per il diabete. I partecipanti allo studio hanno anche perso una media di 8 kg di peso corporeo e ridotto la circonferenza addominale, i livelli di trigliceridi e la pressione sanguigna.

In uno studio durato 3 mesi che confronta una dieta chetogenica con una dieta a basso contenuto di carboidrati, le persone del gruppo chetogenico hanno registrato una riduzione dello 0,6% dell’emoglobina glicata (HbA1c), di cui il 12% ha raggiunto un valore di HbA1c addirittura inferiore al 5,7%, considerato “normale”.

 

  1. Sindrome metabolica

La sindrome metabolica è un insieme di fattori di rischio legati a condizioni che aumentano la possibilità di sviluppare malattie cardiache, cardiovascolari e diabete.

La caratteristica principale della sindrome metabolica, a volte indicata come pre-diabete, è la insulino-resistenza.

I criteri principali per una corretta diagnosi della sindrome metabolica devono contenere almeno tre di queste caratteristiche:

  • Accumulo di grasso nella zona addominale:  90 cm o superiore nelle donne e 105 cm o superiore negli uomini.
  • Elevato numero di trigliceridi nel sangue: 150 mg/dl o superiore.
  • Basso livello di colesterolo HDL: meno di 40 mg/dl negli uomini e meno di 50 mg/dl nelle donne.
  • Preipertensione o ipertensione conclamata: 130/85 mm Hg o superiore.
  • Elevato livello di glicemia a digiuno: 100 mg/dl o superiore.

Le persone con sindrome metabolica sono ad aumentato rischio di diabete, malattie cardiache e altri gravi disturbi legati all’insulino-resistenza.

Fortunatamente, seguire una dieta chetogenica può migliorare molte caratteristiche della sindrome metabolica; può ridurre l’obesità addominale, il numero di trigliceridi e di colesterolo, nonché la glicemia e la pressione sanguigna.

In uno studio, durato 12 settimane, le persone con sindrome metabolica che hanno seguito una dieta chetogenica a basso contenuto calorico, hanno perso il 14% del grasso corporeo e ridotto il numero di trigliceridi nel sangue di oltre il 50%.

 

  1. Il fegato grasso

La steatosi epatica non alcolica (NAFLD), comunemente chiamata il “fegato grasso” è la malattia epatica più comune nel mondo occidentale. È fortemente legata al diabete di tipo 2, alla sindrome metabolica, ad alti livelli di trigliceridi e sopratutto all’obesità, sempre più frequente anche tra i bambini. E’ causata soprattutto da  una dieta eccessivamente ipercalorica, che come conseguenza produce un accumulo dei grassi nel tessuto del fegato.

La dieta chetogenica può essere molto efficace nel ridurre il grasso epatico ed altri fattori di salute nelle persone con le malattie epatiche.

Durante una ricerca svolta su 14 uomini obesi con sindrome metabolica e NAFLD, seguendo una dieta chetogenica per 12 settimane, hanno mostrato significative riduzioni di peso, di pressione sanguigna e di enzimi epatici. 13 di loro hanno avuto una notevole riduzione del grasso epatico, mentre tre hanno raggiunto la risoluzione completa di NAFLD.

 

  1. Glicogenosi

Le persone affette da glicogenosi, ovvero malattia da accumulo di glicogeno (GSD) nei tessuti, particolarmente quelli del fegato, dei reni, del cervello e nei muscoli. L’accumulo è causato dalla mancanza di uno degli enzimi coinvolti nella conservazione del glucosio (zucchero nel sangue) come glicogeno oppure nella scomposizione del glicogeno in glucosio. Esistono otto diversi tipi di GSD per ora conosciuti, ciascuno basato sul tipo di enzima mancante.

In genere, questa malattia viene diagnosticata già durante l’infanzia. I sintomi variano a seconda del tipo di GSD e possono includere scarsa crescita, affaticamento, bassi livelli di zucchero nel sangue, crampi muscolari e ingrossamento del fegato.

Ai pazienti con GSD, non potendo utilizzare i propri depositi di zuccheri, viene spesso consigliato di consumare cibi ricchi di carboidrati a intervalli frequenti per evitare di cadere in ipoglicemia con possibile insorgenza di convulsioni e, nei casi più gravi, del coma..

Tuttavia, le prime ricerche suggeriscono che una dieta chetogenica può essere molto utile per alcune forme di GSD, dove i pazienti possono sperimentare un notevole alleviamento dei sintomi. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i potenziali benefici della terapia dietetica chetogenica.

Ad esempio, nella GSD III, nota anche come malattia di Forbes-Cori, la quale colpisce il fegato e i muscoli, è stato riscontrato un notevole aiuto dai chetoni, i quali possono essere usati dall’organismo come fonte alternativa di carburante.

La GSD V, nota anche come malattia di McArdle, colpisce i muscoli ed è caratterizzata da una limitata capacità di movimento ed esercizio fisico.

Seguendo una dieta chetogenica per un anno è stato riscontrato un aumento da 3 a 10 volte della tolleranza all’esercizio.

 

  1. Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una malattia caratterizzata da disfunzione ormonale che spesso causa effetti sulla salute della donna sul piano estetico, metabolico ed riproduttivo.

La PCOS è caratterizzata dall’ingrossamento delle ovaie a causa della presenza di cisti ovariche, causando le alterazioni endocrinologiche, i cicli irregolari e spesso anche l’infertilità.

Uno dei suoi tratti distintivi è l’insulino-resistenza e pertanto la maggioranza delle donne affette da PCOS sono obese e fanno fatica a perdere peso, aumentando il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Inoltre tendono ad avere sintomi che influenzano il loro aspetto fisico, come aumento dei peli sul viso, alopecia, acne e altri segni tipici di mascolinità, correlati ad aumento del livello di testosterone.

In uno studio effettuato su undici donne affette da PCOS durato 6 mesi, a seguito di introduzione di una dieta chetogenica, la perdita di peso è stata in media del 12%, l’insulina a digiuno è diminuita del 54% e i livelli di ormone riproduttivo sono migliorati. Ben due di loro, alle quali in precedenza fu diagnosticata infertilità, seguendo la dieta chetogenica sono rimaste incinte.

 

  1. Sindrome da deficienza di GLUT1

La sindrome da deficit del trasportatore di glucosio 1, una rara malattia genetica che comporta la carenza di una proteina speciale (proteina GLUT1) che determina uno scorretto trasporto del glucosio nel cervello a livello della barriera ematoencefalica, privandolo del suo principale combustibile.

I sintomi di solito iniziano poco dopo la nascita e comprendono ritardo dello sviluppo, difficoltà di movimento, convulsioni e crisi epilettiche.

A differenza del glucosio, i chetoni che hanno la capacità di attraversare la barriera ematoencefalica indipendentemente dalla proteina, possono fornire al cervello una fonte di carburante alternativa ed efficace.

In effetti, la terapia dietetica chetogenica sembra migliorare diversi sintomi del disturbo ed è l’unica terapia ad oggi utilizzata nei casi del deficit di GLUT1. I ricercatori segnalano una riduzione della frequenza delle crisi convulsive e un miglioramento della coordinazione muscolare, della vigilanza e della concentrazione nei bambini trattati con rigide diete chetogeniche.

Come per l’epilessia, la dieta Atkins modificata (MAD) ha dimostrato di offrire gli stessi benefici della classica dieta chetogenica. Tuttavia, il MAD offre una maggiore flessibilità, che può comportare una migliore conformità e un minor numero di effetti collaterali.

In uno studio su 10 bambini con sindrome da deficit di GLUT1, coloro che hanno seguito la MAD hanno avuto miglioramenti nelle convulsioni. A sei mesi, 3 su 6 sono non hanno più avuto le crisi.

 

  1. Alcuni tumori

Il cancro è una delle principali cause di morte della nostra epoca. Si tratta di un gruppo di malattie che ha come causa un sistema di riproduzione cellulare incontrollato ed eccessivo, il quale invade e danneggia i tessuti e gli organi ed a volte, attraverso il sistema linfatico, si propaga in altre parti del corpo, danneggiandole; le cosiddette metastasi.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha suggerito che una dieta chetogenica può aiutare alcuni tipi di cancro quando viene utilizzata insieme a trattamenti tradizionali e la chirurgia.

Gli studi sui topi mostrano che le diete chetogeniche possono ridurre la progressione di diversi tipi di cancro, comprese le metastasi diffuse ad altre parti del corpo.

Molti ricercatori osservano che l’elevata glicemia, l’obesità e il diabete di tipo 2 sono collegati al cancro al seno e ad altri. Suggeriscono che limitare i carboidrati al fine di abbassare i livelli di zucchero nel sangue e di insulina può aiutare a prevenire la crescita tumorale. Inoltre, diversi esperti la ritengono particolarmente utile nel caso del tumore al cervello. Casi di studio e analisi dei dati dei pazienti hanno riscontrato miglioramenti in vari tipi di tumore al cervello, tra cui il glioblastoma multiforme (GBM), la forma più comune e più aggressiva di tumore al cervello.

Uno studio ha rilevato che 6 pazienti su 7 GBM hanno avuto una risposta modesta a una dieta chetogenica calorica senza restrizioni, combinata con un farmaco anticancro. Anche in combinazione con radiazioni o altre terapie anticancro la dieta chetogenica ha dato i buoni risultati nella conservazione della massa muscolare e il rallentamento della crescita tumorale.

Sebbene possa non avere un impatto significativo sulla progressione della malattia nei tumori avanzati e terminali, la dieta chetogenica ha dimostrato di migliorarne la qualità della vita.

Sono in corso diversi studi clinici randomizzati per esaminare gli effetti delle diete chetogeniche sui malati di cancro, soprattutto in combinazione con altre terapie.

 

  1. Lesioni cerebrali traumatiche (TBI)

Le lesioni cerebrali traumatiche (Traumatic Brain Injury) quasi sempre derivano da un colpo alla testa, un incidente d’auto o una caduta in cui la testa colpisce il suolo. Ogni anno comportano circa 7.000 casi di decesso, maggiormente tra bambini, e molteplici casi di danno al cervello permanente, con conseguente difficoltà di apprendimento, di comunicazione o di movimento.

Può avere effetti devastanti sulla funzione fisica, sulla memoria e sulla personalità. A differenza delle cellule nella maggior parte degli altri organi, le cellule cerebrali ferite spesso recuperano molto poco, se non per niente.

Poiché la capacità dell’organismo di utilizzare lo zucchero a seguito di un trauma cranico è compromessa, alcuni ricercatori ritengono che la dieta chetogenica possa essere di beneficio alle persone con TBI, soprattutto come fonte alternativa di energia.

Gli studi sui ratti suggeriscono che iniziare una dieta chetogenica immediatamente dopo la lesione cerebrale può aiutare a ridurre il gonfiore cerebrale, aumentare la funzione motoria e migliorare il recupero.

 

  1. Emicrania

L’emicrania è una patologia neurologica cronica caratterizzata da frequenti cefalee spesso in associazione con una serie di sintomi del sistema nervoso autonomo. In genere l’emicrania comporta un forte dolore monolaterale (ovvero colpisce solo una parte della testa), un’eccessiva sensibilità alla luce e talvolta la nausea e vomito. La durata può variare da 2 a 72 ore.

Uno studio osservazionale ha riscontrato una notevole riduzione della frequenza dell’emicrania nelle persone che seguono una dieta chetogenica almeno per un mese.

Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per confermare i risultati di questi rapporti.

 

I studi e le ricerche citate nel testo provengono dalle fonti attendibili presenti nel sito www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed

 

Foto di Free-Photos da Pixabay 

 

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Morbo di Alzheimer – Scoperto un metodo per la cura e la regressione della malattia – il Protocollo ReCODE

Oggi parliamo del Morbo di Alzheimer e della possibilità di prevenire e persino invertire il decorso di questa malattia, avviando un processo di regressione. Il nuovo metodo che, secondo le recenti ricerche, ha mostrato ottimi risultati, portando le persone ammalate in una fase di netta regressione, dove hanno gradualmente riacquistato la memoria ed anche loro vecchio stile di vita.

 

Le cause dell’Alzheimer

 

Le cause del Morbo di Alzheimer non sono ancora ben comprese. La ricerca finora svolta ha individuato che la malattia è strettamente associata ad aumento delle placche amiloidi e degli ammassi neurofibrillari nel cervello, oltre ad una forte diminuzione dei neurotrasmettitori, riducendo la trasmissione degli impulsi nervosi tra neuroni, con conseguente atrofia progressiva degli stessi e del cervello nel suo complesso.

 

Attualmente le terapie che vengono utilizzate nel trattamento della patologia portano piccoli benefici sintomatici e possono, soltanto in alcuni casi, parzialmente rallentare il decorso della malattia. Le ricerche scientifiche finora svolte non avevano identificato alcun trattamento che potesse arrestare o addirittura invertire il decorso, portando il morbo di Alzheimer in fase di regressione.

 

Una nuova ricerca porta alla luce un nuovo programma di cura.

 

Un piano rivoluzionario per prevenire ed addirittura invertire la malattia di Alzheimer fino alla sua regressione arriva dalle recenti ricerche del Dott. Dale Bredesen, il neurologo statunitense, che nel suo nuovo libro “The End of Alzheimer’s“, offre un programma per prevenire e persino regredire il declino cognitivo.

 

Secondo il Dott. Bredesen, i pazienti che presentano un declino cognitivo non sono di solito testati per una serie di fattori che impattano sulla neurodegenerazione, tra cui i problemi metabolici, la tossicità, lo squilibrio ormonale, le infiammazioni, la salute dell’intestino, le carenze nutrizionali, bassi livelli di vitamina D, glicemia alta, compromissione del metabolismo del glucosio cerebrale, aumento della permeabilità intestinale e molti altri, oltre ai fattori che compongono lo stesso stile di vita dell’individuo, come scarsa stimolazione cognitiva, sonno scadente, stress, mancanza di esercizio fisico etc.

 

Il Protocollo ReCODE del dott. Bredesen gradualmente porta alla regressione dall’Alzheimer

 

Infatti, Il Protocollo del dott. Bredesen è un vasto programma che richiede una modifica enorme nello stile di vita, che oltre al notevole aumento dell’esercizio fisico, la permanenza all’aria aperta, il sonno regolare e maggiore stimolazione cognitiva, include anche un preciso regime alimentare a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi; una dieta chetogenica, il protocollo ReCODE, noto anche come dieta Ketoflex 12/3.

 

Il motivo dell’inclusione di una dieta chetogenica, come punto di forza nel suo programma di cura, è la scoperta che dimostra che i neuroni, inattivi a causa della progressiva atrofizzazione cerebrale, possono essere riattivati grazie ai chetoni, un tipo di grasso prodotto nel corpo conseguentemente alla chetosi, i quali consentono a queste cellule cerebrali di riguadagnare la loro funzione.

 

La chetosi è il sintomo di un alterato metabolismo degli acidi grassi dovuta alla formazione dei corpi chetonici, la quale normalmente si manifesta dopo un prolungato digiuno e una dieta priva di carboidrati alimentari. Induce il corpo a bruciare i grassi anziché i carboidrati per produrre energia.

 

La dieta Ketoflex 12/3

 

La dieta Ketoflex 12/3 prevede la consumazione dei pasti entro un arco di massimo 12 ore giornaliere, e comunque almeno 3 ore prima di andare a dormire. Per esempio, per chi è abituato di andare a coricarsi alle 23 di sera, l’ultimo pasto non dovrebbe superare le ore 20, e quello successivo non dovrebbe avvenire prima delle 8 del giorno successivo.

 

Nella sua forma più semplice, la Ketoflex 12/3 è una dieta prevalentemente a base vegetale, a basso contenuto di carboidrati, con proteine moderate e grassi sani. E’ comunque flessibile, poiché consente anche l’assunzione della carne e del pesce, per chi ne è abituato, ma nelle quantità minime, “come se fosse un contorno e non il nutriente principale”.

 

Gli alimenti consigliati

 

Tra gli alimenti sono soprattutto consigliate le verdure non amidacee, ed in particolare quelle a foglia verde come rucola, spinaci, cavoli e bieta, perché cariche di vitamine e minerali, ed allo stesso tempo hanno pochissimi carboidrati.

 

I semi, come quelli di lino, di chia, di sesamo, o di girasole rappresentano un’ottima fonte di grassi sani, che oltre ad aiutare a bruciare le calorie, aiutano anche a migliorare il sapore di diversi piatti.

 

La frutta secca, come noci, mandorle ed anacardi, sono un’altra fonte di grassi sani, e possono essere un ottimo spuntino durante la giornata.

 

Circa il 20 percento della dieta dovrebbe essere proteica. Sono da prediligere le fonti proteiche di alta qualità come il salmone, sgombro, acciughe, sardine ed aringhe non di allevamento. Inoltre la carne e pollame rigorosamente da pascolo, e soprattutto le uova provenienti da allevamenti all’aperto.

 

Sono sicuramente da evitare i prodotti lattiero-caseari, poiché provocano le infiammazioni nell’organismo.

 

Gli oli migliori da usare sono quello di oliva extravergine e l’olio di cocco. Un’altra fonte di grasso potrebbe essere il burro chiarificato.

 

Per quanto riguarda la frutta, le fonti migliori sono le bacche selvatiche colorate, agrumi ed avocado, un’altra valida fonte di grassi sani.

 

Da bere, oltre all’acqua naturale o quella frizzante, è consentito anche il caffè ed il tè, ma rigorosamente senza gli zuccheri aggiunti.

 

La preparazione

 

Per la preparazione del cibo si consiglia di preferire i cibi crudi, o comunque con i tempi di cottura brevi a temperature più basse e preferibilmente senza l’uso dell’olio durante la cottura.

 

Sono assolutamente de evitare gli alimenti processati e trasformati, come i cibi industriali, le farine e gli zuccheri aggiunti, ed anche la frutta ad alto indice glicemico.

 

Con questo protocollo Dott. Bredesen offre una vera speranza a tutti coloro che cercano di prevenire e persino regredire la malattia di Alzheimer e il declino cognitivo.

 

La cosa che più colpisce di questa scoperta è che questo metodo di cura, nonostante proposto da un noto medico di fama internazionale, non è basato sull’efficacia di qualche prodotto farmacologico, ottenuto per sintesi di chissà quali ingredienti, bensì trova le sue fondamenta prettamente nella vera natura dell’uomo e nella sua naturale predisposizione per un determinato stile di vita e di nutrizione. Stupisce per la semplicità e naturalezza dei suoi dettami; come disse Ippocrate “Lavorare, mangiare, bere, dormire, amare: tutto deve essere fatto con misura… La natura è il medico delle malattie. Il medico deve solo seguirne gli insegnamenti…”

 

(Photo by rawpixel.com from Pexels)

 

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VERDURE FERMENTATE – ricetta semplice da fare in casa

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Quasi tutti conoscono i crauti; le verdure fermentate per eccellenza, da sempre utilizzati per arricchire i piatti tipici insieme ai wustel, ed oggi molto frequenti nei piatti veloci e nel sempre più popolare street food. Pochi invece sanno che in realtà è possibile ottenere i piatti sani e gustosi fermentando anche qualsiasi altra verdura.

 

Il segreto è nella fermentazione.

La fermentazione è un modo semplice ed economico della conservazione degli alimenti, utilizzato ampiamente da millenni nell’alimentazione umana. E’ ideale soprattutto per la sua capacità di conservare integro il valore nutrizionale del cibo, che addirittura viene ulteriormente arricchito grazie all’azione dei microrganismi che vi si formano durante il processo, come meglio descritto nell’articolo “Verdure fermentate – la salute passa dall’intestino”.

La preparazione in casa delle verdure fermentate è un procedimento molto semplice ed a portata di chiunque. E’ sicuramente utile sapere che nessuno dei patogeni, come botulino, salmonella, listeria ecc., può proliferare in un ambiente acido, pertanto non bisogna allarmarsi per un aspetto non sterile del procedimento. I contenitori da utilizzare sono i classici barattoli di vetro, i quali, una volta riempiti, vanno conservati preferibilmente al buio, poiché la luce tende a degradare le sostanze nutritive. E’ importante chiuderli in modo non ermetico, dal momento che la fermentazione è un processo dinamico.

Per la fermentazione può essere utilizzato qualsiasi vegetale commestibile, come ad esempio, oltre ai classici crauti, si possono fermentare  cetrioli,  peperoni,  zucchine, fagiolini,  cipolle,  melanzane,  rape,  cavolfiori e tanti altri.

 

Il procedimento:

Il procedimento inizia con un accurato lavaggio degli ortaggi. Una volta puliti vanno tagliati in pezzetti, più o meno di stessa misura, e cosparsi di sale (la quantità di sale sarebbe approssimativamente un cucchiaino per ogni chilo di prodotto). A quel punto vanno introdotti nel barattolo e coperti con un peso, provocando una forte pressione per favorire la fuoriuscita dell’acqua dalle verdure. Già dopo qualche ora le verdure dovrebbero essere quasi interamente coperte del proprio liquido. Se così non fosse è sufficiente aggiungere un po’ di acqua, per evitare il contatto con aria. Il barattolo, coperto con un canovaccio o un piattino, va tenuto preferibilmente in luogo buio a temperatura ambiente e può essere consumato già dopo due settimane.

Se poi si tiene il barattolo in un posto fresco, il prodotto può durare anche per tutto l’inverno. il barattolo può essere aperto tutte le volte che si vuole, l’unico accorgimento è di mantenere le verdure sempre ricoperte da liquido per evitare il contatto con l’aria.

Per mantenere ed usufruire appieno delle loro proprietà nutritive, le verdure fermentate andrebbero consumate rigorosamente crude. Aggiunte come contorno ai vari piatti, ne arricchiscono il sapore ed il valore.

 

(Foto di Jenő Szabó da Pixabay)

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